Cenni storici
Alla metà dell’ottocento già esisteva in Gioia del Colle una struttura destinata a sala teatrale e questa era ospitata nel preesistente granaio, definito all’epoca “lamione”, dell’ex convento dei domenicani (attuale palazzo del Municipio) ed utilizzato come ricovero per i cavalli da posta. L’ingegnere Felice Ravillion aveva adattato quella struttura a teatro e l’architetto Michele Lofoco ne aveva realizzato la sistemazione interna a palchi. Il teatro disponeva di due ordini di palchi ed aveva una capienza di duecentotrenta posti, il suo interno era stato decorato dal pittore Tommasi Bianchi d’Espinoza di Napoli. Ma già verso la fine degli anni 80 la sala era insufficiente per rispondere alle richieste del pubblico sempre più numeroso, ed il palcoscenico era limitato per poter ospitare le compagnie di giro, per cui si affidò all’ingegnere Vittorio Chiaia, già progettista del teatro Van Westerhout di Mola di Bari, la redazione di un progetto per realizzare un nuovo e più grande teatro, provvisto di un palcoscenico adeguato alle esigenze delle compagnie ed una sala più capiente.
Alla fine dei lavori negli ultimi anni dell’ottocento la città di Gioia del Colle possedeva un teatro di trecentosettantasei posti distribuiti tra platea e tre ordini di palchi con un loggione ad anfiteatro contenente sessanta posti, inoltre era provvisto di foyer e di adeguate uscite di sicurezza e di camerini e macchine teatrali adeguati ai teatri che già insistevano nella terra di Bari, l’interno era abbellito dai decori di Nicola Mascialino di Bari che fornì anche dieci scene, oltre venti quinte e più di dieci cieli, e si arricchiva del prospetto che ancora oggi lo contraddistingue come teatro comunale.Sino all’inizio della seconda guerra mondiale il nostro Teatro ospiterà numerose compagnie di giro e seguirà la scena teatrale italiana. Negli anni di guerra verrà occupato prima dalle truppe tedesche poi da quelle alleate e subirà la devastazione interna con la scomparsa di tutte le decorazioni, le scenografie e l’impianto elettrico tanto da far decidere l’Amministrazione Comunale ad affidare la sala ai privati per poter avviare i lavori di ripristino.
Nel 1947 il teatro viene concesso gratuitamente per 29 anni ai sigg. Latanza e Donatone che lo trasformano in sala cinematografica abbattendo i tre ordini di palco, realizzando un nuovo ingresso ed ulteriori uscite di sicurezza, ed una cabina di proiezione cinematografica. A lavori conclusi il Teatro Comunale diveniva cineteatro con una capienza di seicentocinquanta posti ed un ingresso nuovo che completava il prospetto rendendolo definitivo. Dopo gli anni bui di abbandono della sala cinematografica il 29 aprile 1987 la Giunta Comunale approvava il progetto di restauro dell’architetto Dario Morelli di Bari che ripristinava i tre ordini di palchi, eliminando il loggione come previsto nel progetto Chiaia, e portava la capienza del teatro a trecentocinquanta posti. Il 9 novembre 1997 il teatro riapriva le porte con il concerto delle quattro stagioni di Vivaldi eseguito dai Solisti Dauni sotto la direzione del maestro Domenico Losavio.
Il Teatro Comunale ai primi del Novecento
Il teatro e le compagnie